LA DOGS COMPANY

La Dogs Company nacque fra il 1963/1964 nel garage di casa mia, un po' per beneficenza e molto per passione teatrale.
La beneficenza consisteva nel tentativo di raccogliere fondi per la nostra neonata parrocchia, a dir poco bisognosa di tutto (la chiesa consisteva in un garage sotto l'appartamento, in affitto, del parroco). Questo bisogno di fondi fu la causa, o meglio la scusa, per dare la stura alla mia connaturata passione teatrale.
La voglia di far teatro è, si può dire, una tradizione nella mia famiglia: mio padre in gioventù aveva recitato nella Stabile Filodrammatica di Bologna e, a suo tempo, gli era stato proposto di fare l'attore cinematografico (non accettò solo perché la sua famiglia gli sconsigliò di abbandonare un impiego sicuro per una carriera ancora incerta); mia madre, dal canto suo, aveva fondato una piccola filodrammatica che accoglieva sia gli amici, sia le maestranze della fabbrica di suo padre, mietendo lusinghieri successi nel paesino di Marzabotto dove (purtroppo!) era stata spostata la sede della fabbrica durante il periodo bellico. Per quanto mi riguarda, la prima volta che salii in palcoscenico avevo... 5 anni!
Con simili precedenti non mi fu difficile convincere mia madre a mettere in scena uno spettacolino di canzoni e scenette comiche, trasformando, per l'occasione, l'ampio garage di casa in teatro, con l'aiuto di tendoni e faretti di fortuna.
L'esperimento ebbe buon esito, ed il nostro entusiasmo crebbe. La volta dopo il nostro gruppo (che già portava il modesto e comico nome di Dogs Company) s'accrebbe di un complessino musicale vero e proprio, formato dagli allievi della mia insegnante di musica, che insegnava pianoforte, fisarmonica e chitarra. Il testo, scritto da mia madre e da me, Ma... non è una cosa seria...!!!, assunse i toni dello show televisivo, con tanto di conduttrice; il garage si arricchì di una pedana di legno quale palcoscenico e di un sipario scorrevole vero e proprio, fu noleggiato un autentico riflettore da teatro ed un amico elettricista si offrì quale tecnico delle luci. Anche quella volta il successo ci arrise: nessun fischio ed applausi anche da quelli che non erano nostri parenti od amici.
Io, ormai, ero gasatissima e lanciata al massimo, nessuno poteva più fermarmi...!
Mia madre, che si divertiva al pari di me, era più che d'accordo nel continuare l'impresa, così, abbandonata la strada dello show, ci avviammo su quella della commedia musicale.
I testi li scrivevo io, con la collaborazione e la supervisione della mamma; per le musiche ci servivamo di canzonette, a cui cambiavamo le parole, seguendo l'esempio del Quartetto Cetra nel programma televisivo Studio Uno. Confesso che, a volte, ci siamo spinti a massacrare anche qualche pezzo di lirica: Libiamo nei lieti calici da La traviata di Verdi, il Prologo de I Pagliacci di Leoncavallo, la Serenata di Schubert.
La prima commedia che mettemmo in scena s'intitolava Una famiglia bolognese nel far-west. Essendo ovviamente in costume, mi assunsi il compito di ideare anche i vestiti adatti. Allora avevo quattordici anni ed i costumi mi limitavo a disegnarli ed a scegliere le stoffe assieme a mia madre, in seguito mi sono arrangiata ad imparare anche a tagliarli, cucirli, eseguire ricami, ricopiare collane e monili d'epoca.
La nostra prima commedia musicale vide anche l'inserimento nel gruppo, fino allora formato da adolescenti, di persone in età adulta. In effetti, noi della Dogs Company possiamo tranquillamente asserire di aver annullato il divario generazionale: con noi hanno recitato contemporaneamente ragazzini delle elementari ed adulti che potevano essere loro nonni, diciottenni scatenati (in piena epoca di Contestazione) e gente di mezza età. Nessuno ha mai avuto nulla a che dire e ci siamo sempre divertiti tutti assieme.
Un'altra particolarità della nostra compagnia sono i matrimoni: molti di noi (me compresa) si sono sposati con persone conosciute durante gli allestimenti degli spettacoli...
La seconda commedia, Agente 020: missione collegio, ci vide approdare per la prima volta in un vero teatro, anche se parrocchiale. La fase casalinga era ormai terminata, gli incassi erano sempre devoluti in beneficenza, ma non più alla parrocchia bensì ad enti assistenziali ufficiali.
Nel 1967 la compagnia si arricchì di uno studente di scenografia, Mario Brattella, che cominciò a progettarci delle vere scenografie; attualmente è professore di scenografia all'Accademia di Belle Arti di Bologna.
Agli inizi degli anni settanta le commedie musicali scritte da noi, furono abbandonate a favore di testi di autori conosciuti. Dopo una singola capatina nel teatro in lingua con Il Passatore di Donini e Zorzi, cominciammo a dedicarci al teatro dialettale di Alfredo Testoni, per favorire la conservazione del dialetto e della cultura bolognese, che allora rischiavano un po' di cadere nel dimenticatoio, nonostante la presenza di due ottime compagnie dialettali guidate da due grandi attori bolognesi: Bruno Lanzarini ed Arrigo Lucchini.
Per la verità, mia madre e mio padre avevano già recitato, al termine della prima commedia musicale, un bozzetto in dialetto scritto da Renato Lelli: V'arcurdav?, che nel corso degli anni riproposero più volte, sia in teatro, sia in forma privata per gli amici.
Approdando al teatro dialettale, la Dogs Company ebbe l'onore di arricchirsi stabilmente di due fra i più noti nomi del teatro dialettale bolognese: Fanny Bertelli ed Augusto Magoni che, con la modestia che contraddistingue le vere "cime", accettarono serenamente di recitare sotto l'etichetta Dogs e, nonostante fossero professionisti, si esibirono come noi gratuitamente, per beneficenza.
In seguito la Dogs ebbe l'occasione di inserire sporadicamente nelle sue file (sempre a titolo di esibizioni gratuite) altri attori professionisti del teatro dialettale: lo spassoso Vecchi, il divertente Cremonini, l'arguto Pelle.
Dalla metà circa degli anni settanta al 1981, decidemmo di dedicarci ad un teatro testoniano, per così dire, di "ricerca storica". Sostenuti da uno dei nipoti di Alfredo Testoni, che ci forniva i testi ed il permesso, a me, di rivederli e ritoccarli, cominciammo a mettere in scena commedie che da lunghissimo tempo non erano state più rappresentate. Va detto che l'abbandono di tali testi da parte delle compagnie, non era dovuto a carenze degli stessi, ma, sia all'assenza dei copioni dal circuito abituale, sia dall'alto costo dei loro allestimenti rispetto ai testi più noti ed usuali.
Riguardo ai costi la Dogs partiva largamente avvantaggiata: trattandosi di rappresentazioni esclusivamente per beneficenza, riuscivamo ad ottenere gratuitamente manifesti, arredi di scena, costumi (la Sartoria Teatrale Alberani ci ha generosamente rifornito per anni di tutti i costumi che non potevamo realizzare in proprio) e l'autocarro necessario per trasportarli al teatro.
Nel corso degli anni la nostra compagnia si era fatta rinomata (alcuni di noi sono stati anche chiamati ad interpretare piccole parti in televisione), due commedie sono state riprese e trasmesse da televisioni locali (Quand a j era i franzis.., e I quattrein), ed abbiamo avuto l'onore di aprire ufficialmente le celebrazioni per il centenario di Alfredo Testoni che, su territorio nazionale, fu poi commemorato con Il Cardinale Lambertini, nell'interpretazione di Gianrico Tedeschi con regia di Luigi Squarzina.
Purtroppo quella fu l'ultima volta che la Dogs portò in un teatro pubblico pièce dialettali. L'aggravarsi della malattia cardiaca di mia madre, produttore, regista e coordinatrice della compagnia, ci costrinse ad abbandonare le scene. Di conseguenza si dovette ritornare all'antico: ricominciai a scrivere testi, questa volta per i miei bambini ed i loro amici. Era nata così la Dogs Company junior, dove mia madre era suggeritore ed io supplivo a tutto il resto.
Mamma, anche se gravemente ammalata, non aveva però perso la voglia di recitare e, in un periodo in cui si sentiva meglio, si esibì con alcuni di noi in un bozzetto che avevo scritto appositamente per lei: La veggente (in seguito ampliato e portato in teatro). Voleva anche, a tutti i costi, ritornare a recitare in dialetto: «Almeno una volta, prima di morire.», così diceva, perciò cercai di accontentarla e mi accinsi a mette in scena, nel teatrino casalingo, la commedia di Testoni che lei preferiva e che interpretava magistralmente: Istariari.
Purtroppo il suo desiderio non si è esaudito, è morta un mese prima dell'andata in scena, due giorni dopo la prova settimanale della commedia.
Nel 1994,la Dogs Company ritornò sulle scene ufficiali, sempre per beneficenza.
Lasciato il teatro dialettale, ormai largamente rifiorito e rappresentato, ci cimentammo in una leggera favoletta comico-parodistica, C'era una volta...?, scritta da me e portammo sulle scene, a ricordo e commemorazione di mia madre, anche il bozzetto La veggente in cui aveva recitato per l'ultima volta davanti ad un pubblico.
Nel '95 fu la volta di un'altra mia pièce Lui, lei e la sorella, seguita, negli anni seguenti, da performance singole e sketch, rappresentati in vari luoghi ed occasioni.
Nel dicembre 2000, in occasione della prima edizione della festa popolare bolognese denominata La Porticata, (in via Saragozza), mi fu chiesto dal parroco di S. Eugenio d'organizzare qualcosa per il tratto di portico di pertinenza della parrocchia. Così, scrissi il testo di una - brevissima - Sacra Rappresentazione, in stile vagamente medioevale, della nascita di Cristo, con parti in musica, che eseguimmo due volte nell'arco della manifestazione, la prima alla presenza dell'allora Arcivescovo di Bologna, Card. Giacomo Biffi.
Negli anni seguenti ci attestammo soprattutto su un repertorio di sketch e spot comici sul tema di una nota serie televisiva, videoregistrati e trasmessi in occasione degli incontri dei fan club della serie.
Per il 2005 abbiamo cercato di reperire i fondi ed organizzarci per portare in scena Il marito ideale di Oscar Wilde, ma trovare i finanziamenti per una compagnia come la nostra diventa sempre più difficile, quindi abbiamo dovuto rinunciare! Ma non abbiamo, ovviamente!, rinunciato a recitare. Ispirandomi ad una serie di barzellette su Star Trek, ideate e disegnate da Alessandra Rossato, ho scritto una pièce - Star Krek: Le avventure di Cap. Tirk & Co. - per burattini a tutto guanto, ideati appositamente in pannolenci, senza testa e mani di legno, insomma: una specie di "tubo" cucito a mezzo tondo nell'estremità superiore, con occhi e capelli (fatti di fili di lana). Li abbiamo esibiti dal vivo in occasione della mini-convention della nostra sezione del club (Star Trek Italian Club), ma è talmente piaciuta che ci è stato chiesto di videoregistrarla per trasmetterla in occasione della convention invernale del club, tenutasi in dicembre ad Abano Terme.
Nel 2006 è ritornata in scena C'era una volta..?,nella versione del 1994, con una larga maggioranza di attori neofiti, parrocchiani della chiesa di Sant'Eugenio. Infatti, per favorire l'aggregazione e migliorare la conoscenza interpersonale, è stato creato uno spazio teatrale nell'enorme spazio ricreativo della chiesa, partendo dal palcoscenico (un vero palcoscenico, montabile-smontabile), completo di sipario, impianto luci e via dicendo. Un'impresa ardua, ma ben riuscita: lo spettacolo ha ottenuto largo favore, tanto che ci è stato chiesto di replicarlo in un teatro all'aperto poche settimane dopo. Nell'autunno è andato in scena il seguito della pièce per burattini: Star Krek: Le avventure di Cap. Tirk & Co. 2 - Balene cercasi che, come la precedente, dovrà essere videoregistrata per trasmetterla alla convention del club.
L'1 giugno del 2007 è andata in scena la riedizione della commedia musicale Il saloon della discordia, riadattata per adulti ed ammodernata nelle musiche, con il gruppo che si è formato nel 2006 con i parrocchiani di Sant'Eugenio. Nonostante i dubbi, la fatica e... i litigi (!), il musical ha avuto un successo molto lusinghiero, addirittura superiore a quello del 2006: fortes fortuna adiuvat!
Nel settembre 2007, la trilogia per burattini si è conclusa con la pièce Star Krek: Le avventure di Cap. Tirk & Co.3 - Tempi moderni, il cui successo è stato lusinghiero quanto quello delle precedenti.
Personalmente, il 2007 mi ha regalato l'occasione di interagire, in una improvvisazione su mio canovaccio, con l'attore americano John Hertzler (Star Trek DS9, Zorro, Highlander, I pirati di Silicon Valley, ecc.), sul palcoscenico del Palazzo dei Congressi Europeo di Bellaria. Si trattava della parodia di un'Opera Klingon (un popolo di alieni fieri combattenti, molto nota ai fans di Star Trek), dove John ed io interpretavamo il ruolo d'una sorta di Romeo e Giulietta. John è un attore super ed una persona stupenda, ci siamo divertiti moltissimo sia il pubblico che noi!




13 gennaio 2008